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Pascoli

ALPEGGI: RISORSA PAESAGGISTICA, NATURALISTICA E CULTURALE DA PRESERVARE

Il Baldo, dal tardo medioevo in poi, è stato soggetto ad una forte azione antropica che ha ridotto notevolmente la superficie forestale per favorire la pastorizia. Tale intervento ha fatto si che divenisse il terzo pascolo del Veneto, con ampie superfici pascolate e sfalciate. Queste pratiche hanno permesso l’instaurarsi di associazioni vegetali assai varie e ricche che hanno contribuito a far divenire il Baldo “l’Hortus” che tutti noi conosciamo. Greggi di capre e pecore hanno pascolato per secoli gli erti pendii dalle creste sin quasi sul lago, lasciando ai bovini solo le zone meno acclivi come Valvaccara sul versante occidentale e Valfredda e Basiana su quello orientale.
Tuttavia, il mutare delle condizioni economiche dagli anni 80 del secolo scorso in poi, ha comportato una forte regressione delle attività di pascolo. Le razze rustiche, selezionatesi nel corso dei secoli, sono state sostituite da bovini più produttivi ma meno adattabili, con conseguente abbandono delle superfici più scomode e meno accessibili, invase in poco tempo dagli arbusti, preludio all’instaurarsi del bosco. Ad esser fatalisti si può semplicemente pensare che la natura si riappropria di quello che l’uomo un tempo le ha tolto, ma analizzando la situazione in maniera analitica ci si accorge che la posta in gioco è ben più alta rispetto alla semplice perdita economica.
Le dolomiti, delle quali se vogliamo il Baldo ne è la propaggine più meridionale, sono state dichiarate bene dell’UNESCO proprio per il loro caratteristico connubio di boschi, pascoli, ghiaioni e pareti. La stessa Rete Natura 2000, riconosce l’attività umana come fondamentale elemento per la conservazione di tutti quegli habitat seminaturali creatisi proprio dall’interagire dell’uomo con l’ambiente. L’azione di pascolo pertanto ha contribuito nei secoli a creare ambienti e paesaggi unici sotto il profilo naturalistico e paesaggistico. Il Piano di gestione delle ZPS del Baldo, adottato dalla Comunità Montana nel 2010, prevede una serie di azioni di sfalcio e contenimento delle infestanti al fine di preservare i pascoli non solo da punto di vista produttivo, ma soprattutto sotto il profilo naturalistico e paesaggistico.
A questo sono finalizzate le indicazioni gestionali ed i relativi controlli degli alpeggi che l’Unione Montana, attraverso tecnici qualificati, effettua tutti gli anni durante la stagione monticatoria che per tradizione inizia il 1° di giugno e termina il 29 settembre. L’affittuario del pascolo ha l’obbligo contrattuale di contenere la diffusione delle infestanti preservando e migliorando la qualità dell’area pascoliva. Le malghe presenti sul Baldo sono in totale 52, 19 quelle di proprietà comunale per le quali l’Unione provvede alle operazioni di consegna primaverile e riconsegna autunnale ai sensi della L.R. 11/2001.
È un obiettivo arduo quello che si prefigge l’Unione montana ma sicuramente meritevole di essere perseguito perché salvaguardando i pascoli alpini non si contrasta solo l’erosione di paesaggio, di biodiversità, di cultura, ma si torna a dare dignità ad un lavoro antico, duro, faticoso ma anche estremamente romantico come quello del “cargar montagna”.

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