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Microclima Baldo

Considerazioni sulle particolarità climatiche e biologiche.

Il Monte Baldo deriva il suo nome dall’antico tedesco bald, “selva” e si trova citato per la prima volta nel 1163 in una carta topografica tedesca.

Posto all’estremità occidentale delle Prealpi venete, è caratterizzato da una marcata individualità geografica ed è costituito da una dorsale che si allunga parallela al lago di Garda per quasi 40 km, tra la fascia tettonica benacense ad occidente e la Val d’Adige ad oriente e tra la piana di Caprino a meridione e la valle di Loppio a settentrione. Con una superficie di circa 400 kmq, il Monte Baldo presenta un’altezza che va dai 65 m sul ago di Garda ai 2218 m di cima Valdritta, per poi scendere ai 100 – 180 m della Vallagarina (Val d’Adige).

La dorsale si articola in una catena occidentale (anticlinale maggiore) e in un altopiano più orientale (la cosiddetta sinclinale di Ferrara di Monte Baldo), ondulato, comprendente le vallate e le dorsali asimmetriche di Spiazzi, Ferrara e Avio e quelle a est del Monte Altissimo. Il versante occidentale scende rapido verso il lago, interrotto solo dagli stretti pianori di Prada, San Zeno di Montagna e Albisano. La catena è formata da due settori distiti e cioè il Monte Baldo vero e proprio, da Punta San Vigilio a Bocca Navene e il monte Altissimo di Nago, tra Bocca Navene e la sella di Loppio.

Il Monte Baldo, situato nella fascia periferica meridionale della Regione Alpina (distretto esalpico), presenta un clima con caratteristiche sia montane che padane, caratterizzato da microclimi molto diversi, soprattutto i rapporto all’altitudine e all’esposizione. I caratteri padani si evidenziano soprattutto in estate, quelli montani in inverno, mentre le precipitazioni maggiori si evidenziano in primavera ed autunno, stagioni queste ultime instabili per eccellenza.

Soprattutto sul versante occidentale, passando dalla sponda del lago, alle cime incombenti, si registra un notevole contrasto fra le temperature: la presenza del bacino lacustre, con la sua funzione mitigatrice, determina delle medie sensibilmente diverse rispetto al versante della Val d’Adige e tale effetto si fa sentire anche alle quote più elevate, soprattutto in corrispondenza delle valli che incidono il versante baldense e che funzionano da “camini” incanalando verso l’alto l’aria calda e leggera del lago.

 

 

Sulla costa i valori termici medi annuali si aggirano sui 13°, con le medie di gennaio attorno ai 3° e quelle di luglio sui 23°; nella parte orientale le temperature invernali si abbassano di qualche grado, mentre si alzano quelle estive. A 900 metri di quota si hanno medie annue di circa 9°; di poco superiori agli 8° sui 1200 m, attorno ai 5° verso i 1900 – 2000 metri di quota.

Variazioni importanti, a parità di quota, si registrano anche nelle precipitazioni, passando da un versante all’altro. Le precipitazioni nevose cominciano ad avere invece una certa importanza sopra i 900 metri di altitudine, mentre al di sotto la persistenza della neve è sempre di breve durata, specie sui versanti meridionali ben esposti.

È possibile infine, definire alcune fasce climatiche altitudinali, che corrispondono grosso modo al succedersi in senso latitudinale delle condizioni climatiche: si passa cioè dal clima temperato caldo (stenomediterraneo) delle zone più basse, soprattutto gardesane,  al clima temperato freddo o montano verso i 900 m, al clima freddo, montano – alpino, con i primi cenni dell’ambiente periglaciale, alle quote più elevate. Queste fasce si abbassano passando dalla parte meridionale a quella settentrionale del Baldo.

 

 

Le attenzioni verso il patrimonio floristico di un luogo nascono infatti dall’utilità degli elementi vegetali che ne fanno parte; dalle loro opportunità ed efficacia d’impiego, dalla loro diversità e dalla loro natura esclusiva, rara e difficilmente rinvenibile altrove. L’interesse botanico del Monte Baldo risulta documentato da ricerche risalenti ad alcuni secoli addietro; le prime esplorazioni floristiche della montagna si svolsero infatti alla metà del 500. Si tratta soltanto delle prime ricerche documentate, che lasciano presumere un interesse antichissimo dei cultori e dei praticanti per l’erboristeria di questo monte. Prima che “Giardino d’Europa”, il Monte Baldo, con tutta probabilità, proprio per la varietà e particolarità flogistica, è stato un’immensa farmacia veneto – trentina.

Nel corso del quaternario, che negli ultimi due milioni di anni di storia del pianeta ha visto succedersi ben quattro grandi eventi di espansione glaciale, il Monte Baldo ha svolto il ruolo di massiccio di rifugio della flora alpina. Collocata al margine meridionale del sistema alpino orientale, la dorsale calcarea del Monte Baldo ha dunque accolto le centinaia di specie floristiche sospinte verso la Pianura Padana dall’avanzata dei ghiacciai. La ragione primaria della sua ricchezza flogistica, che si coniuga con i suoi particolari caratteri altimetrici, geologici e morfologici, è dunque identificabile con questo fenomeno di elevata concentrazione di fitodiversità. A questo si sono dunque sommati gli eventi di migrazione floristica indotti dalle oscillazioni climatiche postglaciali, verificatesi negli ultimi 15.000 anni, con l’ingresso nella stessa Pianura Padana e la risalita sui rilievi prealpini, di contingenti floristici di origine steppica, mediterranea, alpina.

Se tuttavia al dato costituito dalla concentrazione di specie in un limitato ambito geografico si somma quello del prolungato isolamento delle stesse o di alcune di esse, dagli areali originari, si verifica il fenomeno della speciazione. La storia naturale recente del Baldo, ha dunque fatto di questo monte un rifugio estremo di piante e contestualmente una fucina di produzione di specie nuove, derivate da specie preesistenti mediante mutazione e diversificazione ecologica. A tal proposito si ricorda l’ultimo ritrovamento in fatto di specie endemiche avvenuto nel 2007 sulle pareti del Monte Cimo che si affacciano a strapiombo sulla Val d’Adige. Alcuni ricercatori del Museo Civico di Rovereto hanno classificato una particolare sottospecie di Brassicacea appartenente alla specie Ghuenthera repanda. All’interno della specie, assai polimorfa, sono note 18 sottospecie distribuite nell’area mediterranea occidentale. Le sottospecie più strettamente imparentate con la Guenthera repanda del M. Baldo si trovano in alcune zone della Spagna. La presenza di caratteri morfologici propri hanno fatto ritenere che le piante del M. Cimo appartenga ad una nuova sottospecie: Guenthera repanda subsp. baldensis. Successivi sopralluoghi hanno definito l’area di crescita di questa sottospecie, che si estende da Preabocco fino alle rupi subito a Nord di Brentino, per un tratto di ca. 2 km, e ricade interamente nel territorio comunale di Brentino-Belluno Veronese. In questo territorio la pianta cresce sporadicamente sulle rupi spioventi e sulle cenge sottostanti, in un ambiente assai arido. L’area è molto selvaggia, essendo frequentata solo da arrampicatori, che costituiscono l’unica possibile minaccia per questa pianta.
La conferma definitiva della nuova sottospecie è avvenuta con la pubblicazione di un articolo sugli Annali dell’orto botanico e museo botanico di Berlino, una rivista internazionale dove rigidi controlli offrono massima garanzia di scientificità. Con questo il M. Baldo ha avuto la propria terza pianta esclusiva.

Un semplice elenco di rarità e di specie esclusive, ovvero endemiche del Baldo e delle Alpi Orientali, risulterebbe assai impegnativo. Numerose sono infatti le piante che fanno di questa montagna un esempio unico di fitodiversità in ambito continentale; tra gli endemismi figurano la campanula del Monte Baldo (Campanula petraea), endemismo delle Prealpi bresciane e veronesi, la carice del Baldo (Carex baldensis), le ranuncolacee ranuncolo di Kerner (Callianthemum kerneranum), endemismo del Baldo e aquilegia di Einsele (Aquilegia einseleana) endemismo delle Alpi orientali, la primulacea primula meravigliosa (Primula spectabilis), endemismo delle Prealpi calcaree, la leguminose vulneraria del Baldo (Anthyllis vulneraria subsp. Baldensis) e tante altre.

Sul monte Baldo sono state censite circa 2000 specie vegetali; inoltre si possono individuare più di 40 biotopi salendo dal lago verso le cime della montagna a testimonianza dell’enorme varietà ecologica di questo territorio.

 

Ranuncolo di Kerner (Callianthemum kerneranum)

Carice del Baldo (Carex baldensis)

 

Campanula del Baldo (Campanula petraea)

Primula orecchio d’orso (Primula spectabilis)

 

La particolare influenza che l’ambiente ed il clima baldense può esercitare sui prodotti alimentari tipici del luogo non è mai stata supportata da studi scientifici. Potrebbe essere interessante realizzare una mappatura a livello organolettico di prodotti ed alimenti come l’olio, il tartufo, il marrone tra l’altro già riconosciuti a livello regionale con la Denominazione di Origine Protetta.

Per esempio, confrontando la realtà castanicola del Monte Baldo, con quelle di altre zone del Veneto, la cosa che principalmente salta all’occhio è che , probabilmente grazie al clima favorevole, i castagneti baldensi non soffrono in maniera così pesante di attacchi di cancro corticale, permettendo alla pianta di concentrare le risorse nella produzione del frutto che avrà caratteristiche intrinseche diverse rispetto quelli di soggetti sottoposti a stress.

Sicuramente si può effettuare un ragionamento certo su prodotti come il latte ed il miele che vengono direttamente influenzati dalla grandissima varietà floristica presente sul Baldo. Anche in questo caso, affinché ciò che è risaputo a livello popolare sia certo e quindi magari commerciabile, si impone la necessità di avere dati scientifici precisi ed affidabili. A tal proposito l’Unione Montana intende riavviare collaborazioni con l’Università di Verona per lo studio dei prodotti agroalimentari tipici.

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